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Pellizza da Volpedo

Giuseppe Pellizza nacque nel 1868 a Volpedo in provincia di Alessandria da una coppia di piccoli proprietari terrieri, dediti soprattutto alla viticoltura; la commercializzazione dei loro prodotti interessava l'area dell'alessandrino ma anche Milano. Fu proprio grazie a questa attività che i Pellizza, che non avevano esperienze specifiche in ambiti culturali o artistici, entrarono in contatto con personaggi di primo piano della cultura milanese dell'Ottocento, come i fratelli Grubicy, mercanti d'arte che sostenevano l'arte contemporanea e in particolare la pittura della Scapigliatura. Alberto Grubicy, soprattutto, giocò un ruolo fondamentale nella vita del Pellizza.
Dopo aver frequentato le scuole a Castelnuovo Scrivia, si iscrive all'Accademia di Brera a Milano, dove inizia a studiare il disegno, la copia dal modello, la copia dall'incisione e la tecnica del chiaroscuro. Nello stesso tempo egli frequentava lo studio del pittore Giuseppe Puricelli, attento alla pittura di verità e di natura, che insegnava ai giovani allievi i primi rudimenti della tecnica a olio, e successivamente quello di Pio Sanquirico, altro pittore importante nella Milano degli anni Settanta. Terminato il tirocinio milanese con ottimi risultati, Pellizza decise di proseguire altrove i suoi studi e scelse di andare a Roma nel 1887.

        

Pellizza, dopo un primo passo falso, inizia a frequentare le lezioni dell'Accademia di Francia, presso Villa Medici, che era stata nel corso del Settecento e per tutto l'Ottocento meta degli artisti francesi che avevano raggiunto Roma. Il soggiorno romano è un po' deludente per l'artista diciannovenne, che nel 1888 si trasferisce all'Accademia di Belle Arti di Firenze trovando un ottimo maestro in Giovanni Fattori. Alla fine dell'anno accademico, tuttavia, lascia Firenze per tornare a Volpedo, e poi a Bergamo, all'Accademia Carrara dove insegna un ritrattista bravissimo, il famoso Cesare Tallone, che Pellizza frequenta per due anni. Nel dicembre del 1889 Pellizza intraprese il suo primo viaggio a Parigi in occasione dell'Esposizione Universale. Non ancora del tutto soddisfatto della sua preparazione, Pellizza volle frequentare l'Accademia Ligustica a Genova per perfezionarsi nello studio del paesaggio.
 
Al termine di questo tirocinio, Pellizza decide di vivere e a lavorare nel proprio paese natale. Tale decisione fu consolidata dal matrimonio contratto nel 1892 con la diciassettenne Teresa Bidone, una ragazza di umili origini, ma che gli fu compagna insostituibile, non solo collaborando con i suoi genitori nella conduzione delle terre di famiglia, ma anche imparando a leggere, a scrivere e a far di conto, per poter condividere tutti i suoi problemi. Dal 1892 inoltre egli cominciò ad aggiungere al suo cognome quel "da Volpedo" che (forse in partenza usato come un vezzo desunto dai quattrocentisti, che aveva imparato ad amare frequentando i musei a Roma e a Firenze) finì poi per connotare costantemente la sua firma. Iniziò ad inviare i suoi quadri alle prime esposizioni importanti, come la prima Triennale di Milano del 1891; ben presto divenne conosciuto e cominciò a viaggiare per l'Italia al seguito delle sue opere, recandosi, dopo Milano, ad esempio a Genova nel 1892 per la grande mostra celebrativa della scoperta dell'America, e quindi di nuovo a Milano nel 1894 per la seconda Triennale, e ottenendo importanti riconoscimenti. Convinto che l'ormai raggiunta perizia tecnica dovesse accompagnarsi ad una altrettanto approfondita preparazione intellettuale, tra il 1893 e il 1894 Pellizza stette per alcuni mesi a Firenze per frequentare l'Istituto di Studi Superiori ed ampliare così la sua cultura storica ed umanistica. Nel 1900 Pellizza ritorna a Parigi per l'Esposizione Internazionale a cui partecipa anche il suo "Specchio della vita". Nel 1902 espone "Il Quarto Stato" alla Quadriennale torinese, sperando di ottenere un grosso riconoscimento. Non fu così, ma ciò non costituì un motivo di grave sconforto per Pellizza, che piuttosto rimase profondamente colpito dal mutamento, in questa circostanza, dei rapporti che aveva instaurato con molti dei suoi amici. I grandi temi della giustizia sociale, dell'uguaglianza e della libertà che il quadro rappresentava innescarono infatti una serie di polemiche e crearono un certo sconcerto tra di loro. Nel 1906 realizza il suo progetto di un nuovo viaggio a Roma, dove trova ad accoglierlo Giovanni Cena, che spera di fare di lui il pittore della campagna romana. Il soggiorno romano è importante, poiché gli permette di vendere due opere. Sempre nel 1906, in occasione dell'esposizione di Milano, vende altre due opere, di cui una allo Stato, sorta di risarcimento tardivo del mancato acquisto de "Il Quarto Stato".  Questo sembrava per Pellizza l'inizio di un periodo nuovamente fortunato, coronato dal riconoscimento della validità delle scelte di arte e di vita da lui perseguite con tenacia e rigore. Ma nel 1907 la morte, in conseguenza di un parto sfortunato, del figlio (il terzogenito, dopo le due bimbe Maria e Nerina, nate rispettivamente nel 1898 e nel 1902) e dell'amatissima moglie, causarono una profonda depressione all'artista, che si tolse volontariamente la vita nel proprio studio la mattina del 14 giugno.

 
 
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